INVENTARIO E RENDICONTO

ads inventario beni

L’Amministratore di Sostegno (ADS) dopo aver prestato il giuramento a seguito del quale si impegna a svolgere il proprio incarico con fedeltà e diligenza dovrà redigere inventario dei beni di maggior valore del beneficiario; detto inventario dovrà essere presentato alla scadenza della prima annualità.

Quini, ogni anno decorrente dal giorno del giuramento, l’ADS deve depositare presso la Cancelleria Volontaria Giurisdizione del Tribunale ove è stato nominato amministratore il rendiconto della gestione economica, utilizzando il modulo consegnatogli dall’ufficio.

Riporto il modello di rendiconto annuale della gestione economica dell’ADS utilizzato dal tribunale di Milano.

AMMINISTRAZIONE DI SOSTEGNO

di Marco Radina

La Legge 6/2004 ha introdotto la figura dell’amministratore di sostegno” per assistere, tutelare e rappresentare chi, per effetto di una menomazione fisica o psichica, si trovi nell’impossibilità, anche parziale o temporanea, di provvedere in tutto o in parte al compimento delle funzioni della vita quotidiana (art. 1 “tutelare le persone prive in tutto o in parte di autonomia, con la minore limitazione possibile della capacità di agire “).

Esso viene nominato dal Giudice Tutelare in un procedimento di Volontaria Giurisdizione sicché non è necessaria l’assistenza tecnica di un legale. La nomina può essere richiesta da:

1)   il beneficiario, anche se minore, interdetto o inabilitato;
2)  i familiari entro il 4° grado: genitori, figli, fratelli o sorelle, nonni, zii, prozii, nipoti e cugini;
3)   gli affini entro il 2°grado: cognati, suoceri, generi, nuore;
4)   il Pubblico Ministero;
5)   il tutore o curatore.

Quali sono i poteri e i doveri cui è tenuto l’amministratore di sostegno?

Si fa riferimento agli articoli 409 e 410 del codice civile.

Art. 409 c.c.: “Il beneficiario conserva la capacità di agire per tutti gli atti che non richiedono la rappresentanza esclusiva o l’assistenza necessaria dell’amministratore di sostegno. Il beneficiario dell’amministrazione di sostegno può in ogni caso compiere gli atti necessari a soddisfare le esigenze della propria vita quotidiana”.

Quindi gli atti che l’amministratore di sostegno può compiere in rappresentanza, ovvero in nome e per conto del beneficiario saranno preclusi al beneficiario dell’amministrazione di sostegno. Bisogna distinguere tra:

  1. atti di ordinaria amministrazione (esempio: acquisto di beni mobili) per il compimento dei quali l’amministratore non può agire senza la preventiva autorizzazione del giudice tutelare (a meno che il giudice nel decreto non abbia disposto diversamente);
  2. atti di straordinaria amministrazione (ad esempio la compravendita di un bene immobile) per il compimento dei quali è necessaria l’autorizzazione del giudice tutelare.

Quanto ai doveri l’art. 410 c.c. stabilisce che, nello svolgimento delle sue funzioni, l’amministratore di sostegno deve rispettare una serie di doveri e precisamente:

  1. tener conto dei bisogni e delle aspirazioni del beneficiario;
  2. deve tempestivamente informare il beneficiario circa gli atti da compiere;
  3. deve informare il giudice tutelare in caso di dissenso con il beneficiario stesso;
  4. è tenuto, altresì, a continuare nello svolgimento dei suoi compiti per almeno dieci anni ad eccezione dei casi in cui tale incarico è rivestito dal coniuge, dal convivente, dagli ascendenti o dai discendenti.

Inoltre, l’amministratore di sostegno è tenuto periodicamente, secondo quanto prescritto dal giudice tutelare, a presentare una relazione che descriva, le condizioni di vita del beneficiario e rendere il conto della propria gestione economica.

L’art. 412 c.c. dispone che “Gli atti compiuti dall’amministratore di sostegno in violazione di disposizioni di legge, od in eccesso rispetto all’oggetto dell’incarico o ai poteri conferitigli dal giudice, possono essere annullati su istanza dell’amministratore di sostegno, del pubblico ministero, del beneficiario o dei suoi eredi ed aventi causa. Possono essere parimenti annullati su istanza dell’amministratore di sostegno, del beneficiario, o dei suoi eredi ed aventi causa, gli atti compiuti personalmente dal beneficiario in violazione delle disposizioni di legge o di quelle contenute nel decreto che istituisce l’amministrazione di sostegno. Le azioni relative si prescrivono nel termine di cinque anni. Il termine decorre dal momento in cui è cessato lo stato di sottoposizione all’amministrazione di sostegno”.

VIZI GRAVI COSTRUTTIVI: QUANDO SI PRESCRIVONO?

Di Marco Radina

vizi gravi costruttivi prescrizione


Vizi gravi costruttivi e la loro prescrizione sono argomenti di cui si sente spesso parlare negli studi legali.

Innanzitutto ricordiamo a beneficio di tutti che l’art. 1669 del codice civile così recita: “Quando si tratta di edifici o di altre cose immobili destinate per loro natura a lunga durata, se, nel corso di dieci anni dal compimento, l’opera, per vizio del suolo o per difetto della costruzione, rovina in tutto o in parte, ovvero presenta evidente pericolo di rovina o gravi difetti, l’appaltatore è responsabile nei confronti del committente e dei suoi aventi causa, purché sia fatta la denunzia entro un anno dalla scoperta. Il diritto del committente si prescrive in un anno dalla denunzia“.

Precisiamo qualcosa.

Per “gravi difetti”  devono intendersi alterazioni che, pur riguardando direttamente solo una parte dell’opera, incidono sulla sua funzionalità globale, menomandone in modo apprezzabile il godimento, sì da renderla inidonea a fornire l’utilità cui è destinata, anche a prescindere dall’entità dell’importo di denaro necessaria per l’eliminazione del difetto. Può essere generata anche da un vizio di costruzione sorto in fase di progettazione o di esecuzione.

La “lunga durata” di cui si parla deve essere oggettiva e non soggettiva.

Il termine di prescrizione dei gravi vizi costruttivi è di dieci anni. Detto termine non è previsto a pena di decadenza (2964 c.c.) o di prescrizione (2936 c.c.) bensì quale momento entro il quale il vizio deve manifestarsi.

Il pericolo a cui si accenna si può rilevare alla vista ma lo si può dedurre anche da altre circostanze (una perizia, ad esempio).

La natura della responsabilità dell’appaltatore è discussa: secondo alcuni è contrattuale (1218 c.c.) in quanto deriva dal contratto di appalto (1655 c.c.), e l’estensione agli aventi causa ha natura eccezionale; secondo altri è aquiliana (2043 c.c.) in quanto la norma tutela interessi generali che prescindono quelli delle parti del contratto e, quindi, può essere fatta valere anche da terzi.

Io ritengo che tale responsabilità sia extracontrattuale con carattere di specialità rispetto al disposto dell’art. 2043 cod. civ.

Questa norma non é di favore per il costruttore in quanto non è diretta a limitare la sua responsabilità. è infatti scritta a tutela del committente, dei suoi aventi causa e dei terzi in generale proprio per assicurare una più efficace protezione del loro diritto.

Ed infatti la Cassazione ritiene che questa responsabilità, essendo diretta a tutelare il superiore interesse pubblico, è sancita per ragioni e finalità di interesse generale e non rientra nella disponibilità della parte, pertanto irrinunciabile (Cass. 6/12/200 n.15488).

Si veda anche (Cassazione civile, sez. un., 03/02/2014, n. 2284).

PEGNO SU CREDITI

In materia di pegno su crediti, il diritto reale di garanzia sorge con la notificazione del titolo costitutivo al terzo debitore, cioè “con il completamento di quella fattispecie a formazione successiva, la quale garantisce al creditore il diritto di prelazione” previsto dall’art. 2800 cc., come anche specificato nella sentenza n. 13551/2006 della S.C.

La fattispecie a formazione successiva che conduce alla costituzione del pegno si è perfeziona solo con l’annotazione di esso fatta dall’assicuratore sull’originale della polizza, ossia con l’accettazione da parte dell’assicuratore, in quanto senza l’atto di accettazione e annotazione, il diritto reale di garanzia sul credito non è sorto a favore del beneficiario pignoratizio e conseguentemente non è divenuto efficace il vincolo di indisponibilità a favore del terzo vincolatario.

Sulla costituzione del pegno

La  sezione III del Capo III del Libro VI del codice civile  è intitolata “Del pegno di crediti ed altri diritti” e si apre con l’art. 2800 cc. (condizioni della prelazione) con il quale il legislatore ha normato l’ipotesi del pegno di crediti che non risultino da un titolo (a prescindere se esso sia rappresentativo o meno); infatti il pegno di un titolo rappresentativo, per la pubblicità derivante dal possesso del titolo, va considerato come pegno della cosa e non già del credito.

Il legislatore avvertendo l’esigenza non tanto di prevedere requisiti formali per la costituzione del pegno quanto quella di prevedere le condizioni alle quali sottoporre la nascita del diritto reale di garanzia ha stabilito che non è necessaria la consegna al creditore del documento probatorio quanto, per l‘esercizio del diritto nei confronti di terzi, è necessario, invece, che il pegno risulti da atto scritto e la sua costituzione sia stata notificata al debitore o accettata attraverso scrittura avente data certa.

Questi requisiti sono necessari e non possono essere sostituiti da formalità equipollenti.

Il motivo lo si intuisce facilmente: nei confronti degli altri creditori, occorrendo la data certa, il pegno si costituisce con la notifica in forma scritta o con l’accettazione del terzo debitore.

Ed infatti si dice che è una fattispecie a formazione progressiva in quanto, appunto, si perfeziona con l’ultimo passaggio senza il quale il vincolo non si considera costituito e la garanzia non acquista efficacia.

L’aver dichiarato di voler costituire il pegno sul credito senza aver compiuto le formalità previste dall’art. 2800 cc., non ha, né può avere, l’effetto della rinuncia al diritto di recesso in quanto ricorrono due rapporti distinti; l’uno con l’assicuratore e l’altro con il creditore, sicché un atto relativo all’un rapporto non può ripercuotersi sull’altro.

Il recesso, in particolare, è un atto dispositivo a favore dell’assicurato ed ha struttura e funzione diverse dalla costituzione di pegno (né la notifica al debitore ai sensi dell’art. 2800 c.c. può equivalere alla rinuncia, posto che la notifica può essere eseguita non solo dall’ipotetico rinunciante ma anche dal creditore pignoratizio).

Peraltro, ove la prelazione a cui fa riferimento l’art. 2800 c.c. si intende condizionata all’annotazione, il perfezionamento della fattispecie costitutiva del pegno, dato che l’effetto del pegno è la prelazione, si ha – ai sensi proprio dell’art. 2800 c.c. – con la notifica al debitore o l’accettazione da parte di questi.