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PEGNO SU POLIZZA ASSICURATIVA

Di solito con le Assicurazioni si questiona su la misura del risarcimento, dato per scontato che il cliente abbia ragione sull’an.

Questa volta, invece, si discute con la Compagnia sul momento in cui si perfezionerebbe la costituzione del pegno su di una polizza assicurativa.

Il mio cliente ha la necessità di rilasciare una garanzia ad un terzo ed anziché impiegare parte della propria liquidità decide di acquistare una polizza a scadenza e su di essa dichiara di voler costituire un pegno a favore del garantito.

Nel termine per esercitare il recesso, egli si accorge di alcune condizioni di polizza che considera sconvenienti (per usare un eufemismo) ed esercita il suo diritto di rinunciare al contratto; l’Assicurazione però non lo consente ritenendo  che la sola dichiarazione di voler costituire il pegno valga quale rinuncia ad esercitare il diritto di recesso.

La questione ha avuto due gradi di giudizio: allego la sentenza di appello.

A seguire i motivi di appello e la mia difesa.

L’appello

La BPM Vita spa aveva chiesto la riforma integrale della sentenza n. 10430/2006 emessa in data 26/9/2006 dal G.U. del Tribunale di Milano, al fine di sentire dichiarare la invalidità e la inefficacia del recesso dal contratto di assicurazione n. 3065302 esercitato dal XXXX in data 7/3/2001 per indisponibilità della polizza in costanza del vincolo pignoratizio dal medesimo costituito con atto del 8/2/2001 e assolvere – quindi – la BPM Vita spa dall’obbligo di restituzione del premio unico versato.

Il sig. XXX aveva convenuto in giudizio l’assicuratore per sentirlo condannare al rimborso del premio unico versato di € 133.813,98 dovuto quale effetto restitutorio del recesso dalla polizza n. 3065302 sottoscritta in data 7/2/2001 effettuato dall’assicurato, nei termini di cui all’art. 111 D.Lgs 174/95, in data 7/3/2001.

L’assicuratore aveva eccepito l’inefficacia del recesso in quanto l’assicurato, all’atto della sottoscrizione della polizza, aveva anche dichiarato di volerla costituire in pegno a favore della Banca Popolare di Milano, sicché da tale circostanza sarebbe conseguita l’indisponibilità per l’assicurato di esercitare il diritto di recesso se non con il consenso del terzo vincolatario.

La sentenza di primo grado ha accolto invece la domanda dell’attore statuendo che il pegno si era perfezionato, con la nascita del diritto reale di garanzia a favore del terzo, in un momento successivo all’esercizio del diritto di recesso.

La motivazione aveva specificato che vertendosi in materia di pegno su crediti, il diritto reale di garanzia sorgeva con la notificazione del titolo costitutivo al terzo debitore, cioè “con il completamento di quella fattispecie a formazione successiva, la quale garantisce al creditore il diritto di prelazione” previsto dall’art. 2800 cc., come anche specificato nella sentenza n. 13551/2006 della S.C.

In sostanza, aveva motivato il Giudice di primo grado, la fattispecie a formazione successiva che conduce alla costituzione del pegno si è perfezionata solo in data 12/3/2001 con l’annotazione di esso fatta dall’assicuratore sull’originale della polizza, ossia con l’accettazione da parte dell’assicuratore, prevista con questa forma dall’art. 17 delle condizioni generali del contratto in quanto senza l’atto di accettazione e annotazione il diritto reale di garanzia sul credito non è sorto a favore del beneficiario pignoratizio e conseguentemente non è divenuto efficace il vincolo di indisponibilità a favore del terzo vincolatario al quale, infatti, nessun consenso poteva essere chiesto per un recesso manifestato prima del momento stabilito dall’art. 17 del contratto del sorgere del diritto di prelazione.

Controparte ha capitolato due diversi motivi di appello: il primo relativo ad una “omessa pronuncia su questioni di diritto rilevanti ai fini della decisione” e la seconda relativa “all’interpretazione dell’art. 2800 cc. e dell’art. 17 delle condizioni generali di contratto sotto il profilo dell’errore in iudicando”.

L’appellante, ha dedotto che la perdita del diritto di disposizione ed il diritto di prelazione costituiscono due effetti distinti corrispondenti a diversi momenti della progressione talché la costituzione del pegno sarebbe avvenuta al momento della dichiarazione di volontà del contraente di volerlo costituire e non al momento dell’annotazione sull’originale della polizza.

Con il secondo motivo, invece, l’appellante ha criticato il principio espresso in sentenza secondo il quale “il diritto reale di garanzia sul credito sorge con la notificazione del titolo costitutivo al terzo debitore, cioè con il completamento di quella fattispecie a formazione successiva, la quale garantisce al creditore il diritto di prelazione” in quanto vi sarebbe contraddizione tra detto principio e la norma di legge da cui esso è tratto (art. 2800 cc.).

L’appellante ha ritenuto che l’art. 2800 cc. non “detterebbe alcuna regola per la determinazione del momento costitutivo del pegno nel senso indicato dalla Cassazione” in quanto, dalla lettura dell’articolo, emergerebbe con chiarezza l’intenzione del legislatore di “centrare l’attenzione non sul momento giuridico nel quale il pegno di crediti si costituisce, ma su quello diverso in cui sorge il diritto di prelazione”, in sostanza, “la norma non affermerebbe in alcuna sua parte che il pegno di crediti si costituisce con la notificazione o l’accettazione.”

La mia difesa

Sulla costituzione del pegno

La  sezione III del Capo III del Libro VI del codice civile  è intitolata “Del pegno di crediti ed altri diritti” e si apre con l’art. 2800 cc. (condizioni della prelazione) con il quale il legislatore ha normato l’ipotesi del pegno di crediti che non risultino da un titolo (a prescindere se esso sia rappresentativo o meno); infatti il pegno di un titolo rappresentativo, per la pubblicità derivante dal possesso del titolo, va considerato come pegno della cosa e non già del credito.

Il legislatore avvertendo l’esigenza non tanto di prevedere requisiti formali per la costituzione del pegno quanto quella di prevedere le condizioni alle quali sottoporre la nascita del diritto reale di garanzia ha stabilito che non è necessaria la consegna al creditore del documento probatorio quanto, per l‘esercizio del diritto nei confronti di terzi, è necessario, invece, che il pegno risulti da atto scritto e la sua costituzione sia stata notificata al debitore o accettata attraverso scrittura avente data certa.

Questi requisiti sono necessari e non possono essere sostituiti da formalità equipollenti.

Il motivo lo si intuisce facilmente: nei confronti degli altri creditori, occorrendo la data certa, il pegno si costituisce con la notifica in forma scritta o con l’accettazione del terzo debitore.

Ed infatti si dice che è una fattispecie a formazione progressiva in quanto, appunto, si perfeziona con l’ultimo passaggio senza il quale il vincolo non si considera costituito e la garanzia non acquista efficacia.

L’aver dichiarato di voler costituire il pegno sul credito senza aver compiuto le formalità previste dall’art. 2800 cc., non ha, né può avere, l’effetto della rinuncia al diritto di recesso in quanto ricorrono due rapporti distinti; l’uno con l’assicuratore e l’altro con il creditore, sicché un atto relativo all’un rapporto non può ripercuotersi sull’altro.

Il recesso, in particolare, è un atto dispositivo a favore dell’assicurato ed ha struttura e funzione diverse dalla costituzione di pegno (né la notifica al debitore ai sensi dell’art. 2800 c.c. può equivalere alla rinuncia, posto che la notifica può essere eseguita non solo dall’ipotetico rinunciante ma anche dal creditore pignoratizio).

Peraltro, ove la prelazione a cui fa riferimento l’art. 2800 c.c. si intende condizionata all’annotazione, il perfezionamento della fattispecie costitutiva del pegno, dato che l’effetto del pegno è la prelazione, si ha – ai sensi proprio dell’art. 2800 c.c. – con la notifica al debitore o l’accettazione da parte di questi.

Nel caso che ci occupa inoltre, l’annotazione è avvenuta dopo il recesso.